Ritorno al Futuro: un passo in più, vicino al baratro!

10 luglio, 2009 at 23:15 (Uncategorized)

Leggo questa mattina diversi titoloni, di quelli che occupano quasi l’intera pagina, entusiasti del «ritorno al futuro» come l’ha definito qualcuno (dove per qualcuno leggasi Gnudi presidente ENI). E come al solito tutti giù a discutere di quanto utile possa rivelarsi il ritorno al nucleare in questa situazione di crisi. Crisi a tutt’oggi ancora smentita categoricamente dal Presidente del Consiglio e dal suo ciambellano Tremonti Ministro dell’Economia (secondo il quale in Italia non ci sono disoccupati!). Dicevo: tutti a discutere sulla sicurezza (o meno) delle centrali, chi parla di energie rinnovabili, chi si preoccupa dello stoccaggio delle scorie, chi parla di posti di lavoro che verrebbero a crearsi, ecc…

Quello di cui, però, ho sentito discutere, poco o nulla (a dir il vero nulla rende meglio il concetto) è il fatto che nel 1986 (se non erro), si è votato un referendum con il quale si è stabilito che in Italia l’energia nucleare non era gradita, eppure questa scelta è stata tranquillamente soprassieduta dal governo che, come al solito, ha preferito curare gli interessi di qualcuno a discapito del volere popolare riconosciuto dal referendum.

La mia posizione in materia è assolutamente contraria al ritorno al nucleare, sia perchè non la reputo una tecnologia così innovativa ed eccitante come si tende a descriverla, sia perchè sono italiano e so come in genere sempre funzionano le cose in Italia: la costruzione delle centrali verrà fatta in maniera coercitiva, nonostante le proteste delle persone che abitano nelle vicinanze del “sito prescelto”, che tra una protesta e l’altra verranno salutati dall’ormai onnipresente manganello, poi verranno descritti come antitaliani e oppositori dello spirito nazionalista; se il sito di costruzione si troverà a sud di Firenze (quasi sicuramente), qualcuno parlerà dei soliti terroni. Stessa identica scena si avrà in quei luoghi destinati allo stoccaggio delle immortali scorie radioattive, che neanche la tanto amata Francia (che dovrebbe fornirci la tecnologia) è in grado di gestire al meglio: basti pensare a quello che è successo solo poco tempo fa in diverse centrali d’oltralpe! Ciò nonostante la costruzione della centrale inizierà e i lavori saranno affidati alle solite ventimila aziende che si formeranno e spariranno nel groviglio degli appalti, sub-appalti e sub-sub-appalti; senza considerare le infiltrazioni mafiose, che non si limiteranno ad essere infiltrazioni, ma vere e proprie presenze costanti e fondamentali e quindi giù con materiali scadenti, risparmio di risorse, perdite di vite umane in quei cantieri privi delle minime norme di sicurezza, ritardo nella consegna dei lavori per le cause più stupide e impensabili (ad esempio quelle maleddete falde acquifere che sbucano ovunque come funghi e che nessuno è in grado di prevedere!). In tutto questo caos, se la centrale sarà finita e collaudata (e anche qui la fiducia non mi accompagna), verrà messa in attività, inizialmente non alla massima potenza per poter essere sicuri della sua “solidità” e, come esperienza mi insegna, resterà così vita natural durante o almeno fino a quando un errore umano non provocherà qualche trascurabile fuoriuscita di materiale dalla centrale, o meglio ancora finchè un non prevedibile evento naturale provocherà danni alla struttura costringendo le società (ho usato il plurale perchè possono mangiarci in tanti!) che gestiscono la struttura non stabiliranno che i lavori di ristrutturazione saranno troppo onerosi e quindi tutto verrà siggillato e lasciato lì a marcire.

SONO QUESTI I MOTIVI PER CUI NON VOGLIO LE CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA
- non siamo abbastanza civili da capire che non serve -

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