Diritto d’Autore > Diritti Umani
Notizia che ha suscitato scalpore internazionale è quella della donna che, accusata di aver condiviso musica, dovrà pagare una multa di 1,9 milioni di dollari (esattamente 80.000 $ a brano). Come era prevedibile la linea adottata dalla difesa di discolpare la donna perchè i veri responsabili dell’accaduto erano i suoi figli è miseramente fallito: lo so pure io che di diritto non ne capisco un H, che la responsabilità dei figli è dei genitori quando questi sono minorenni!!
Apparte questo c’è un interrogativo che mi ronza per il cervello:
E’ costituzionale una simile sentenza?
Spiego. E’ normale che una persona venga trattata da capro espiatorio per quel mal costume che è la condivisione di materiale coperto da copyright tramite p2p? Il diritto secondo il quale siamo tutti uguali di fronte alla legge, in questo caso, non va forse a farsi benedire? Ddel resto questa dovrebbe essere la prima volta che si arriva ad una sentenza simile, visto e considerato che ogni volta le persone accusate di questo stesso reato, hanno preferito pattegiare per cifre intorno ai 3500 dollari, (penso io) proprio consci del fatto che la RIAA, il corrispettivo USA della nostrana SIAE, fosse in cerca di qualcuno su cui adoperare la mannaia in maniera più incisiva.
Diversi artisti, con sale in zucca, hanno voluto mostrare il loro dissenso, per questa sentenza palesemente esagerata. Tra questi si è distinto Moby, il quale ha fatto notare come per la RIAA questi processi rappresentino una lucrosa fonte di guadagno, specie nei casi di patteggiamente che fino ad oggi sarebbero 30000, che moltiplicati ai già citati 3500 $ in media di multa fanno circa 10 milioni di soldoni che questa società si è messa in tasca senza spendere nulla in atti giudiziari e simili. Inoltre ha fortemente criticato la politica della RIAA che non vuole a nessun costo abbandonare gli obsoleti metodi commerciali e proseguire sulla strada dei tribunali.
Fermo restanto che il diritto di un artista di tutelare se stesso e la sua opera sia sacrosanta, reputo i mezzi adottati
dalle società che si occupano di preservare il copyright stupidi e di basso livello. Capiamoci, non ritengo stupido rivolgersi ad un tribunale per far valere i propri diritti, ma usare questa opzione come strumento per estorcere denaro a persone che usano vie traverse per procurarsi materiale digitale, che altrimenti dovrebbero pagare prezzi assurdi dei quali, personalemente, non comprendo ancora l’origine: come si stabilisce il prezzo di un brano? oppure come si fa a stabilire quale sia il danno prodotto alle major dal condividere sui canali p2p?
Per quanto io abbia scarrozzato per il web non ho trovato risposta a queste domande…
Ultima considerazione: siamo sicuri che società come la RIAA, la SIAE, la futura HADOPI, ecc. servano veramente a qualcosa? Io ho come la sensazione che queste “paladine del copyright” facciano di tutto per tutelare i propri interessi (che poi altro non sono che i soldi) visto e considerato che ogni artista per ricevere il supporto di questi enti devono pagare, l’utente di un qualsiasi prodotto finale protetto da copyright deve pagare i diritti d’autore a queste società e se qualcuno viola tale copyright deve pagare una multa a questa società e non all’artista a cui ha “rubato” la canzone? E’ pur vero che i proventi di vendite e ammende vengono ripartite tra i frodati, ma è così necessario questo anello nella catena commerciale tra artista e utente?
p.s. annualmente pago le tasse universitarie. Tra le varie voci che compongono la cifra che mi spetta c’è anche quella relativa «ai possibili danni che potrei provocare alla Società Italiana degli Autori ed Editori acquistando materiale fotocopiato»! Cioè pago una multa preventiva! Mi sembra furba come mossa. Oltre tutto se acquisto realmente un libro o delle dispense fotocopiate e la GdF mi scopre «so’ volatili per diabetici». Vi sembra giusto, no?
Ovviamente questa “tassa” al si paga anche su qualunque dispositivo di registrazione: cd, dvd, audio e video cassette, hard disk, ecc…